A mia madre

 

Dedico questi miei pochi, umili versi all’unica persona che, nel contesto di una finta famiglia, non mi abbandonò mai, mi capì sempre, mi fu sempre vicina nei momenti più tristi e bui della mia vita, mi curò nella malattia e mi impedì di divenire preda della follia.

Era una piccola donna dal grande coraggio dotata di una incredibile forza che non la faceva indietreggiare davanti al pericolo e alla tragedia.

Grazie mamma! A te devo tutto: mi hai fatto uomo, mi hai insegnato ad affrontare la vita con coraggio e a non abbattermi mai; quando tutti mi giravano le spalle abbandonandomi al mio destino, tu restavi al mio fianco difendendomi da tutti e da tutto.

 

“ Il grande freddo “

Ti ricordo, mamma, mentre sulla tua poltrona di finta pelle, con gli occhiali calati sul naso, lavoravi all’eterno uncinetto.

Ti ricordo, mamma, quando distoglievi lo sguardo dal tuo lavoro e mi osservavi mentre riposavo sulla poltrona davanti al televisore acceso. Ti alzavi di botto e, con passo claudicante ma deciso, andavi a prendere la coperta a quadri rossi e mi coprivi: il tuo amore ti faceva temere che un ipotetico quanto improbabile freddo potesse colpirmi! 

Forse un ricordo ancestrale affiorato dalle più recondite profondità del tuo essere ti spingeva a contrastare quel freddo, frutto della tua immaginazione, possibile apportatore di malanni e di pericoli per la mia salute. La medesima paura ti assaliva ogni volta che mi accingevo ad uscire di sera.

 Prima da fanciullo, poi da ragazzo, poi da uomo , percepivo la tua agitazione frutto di  un amore che, immutato nel tempo, ti spingeva a proteggermi dal freddo e dai pericoli della notte! 

Con un maglione in mano mi inseguivi e ti tranquillizzavi soltanto dopo che l’avevo indossato, non importava se eravamo in agosto oppure in dicembre; quello non era un maglione ma una corazza e uno scudo per proteggermi da tutti i pericoli del mondo. 

Quel freddo irreale si chiamava: “ AMORE DI MADRE “ 

Ma un giorno di settembre te ne andasti, in silenzio, con dignità, compostamente, senza disturbare. 

Te ne andasti come eri sempre vissuta:da donna orgogliosa, discreta, piena di dignità.

Descrizione immagine

Sul piccolo letto al centro del salone ti ho visto dormire il tuo sonno eterno con uno strano accenno di sorriso sul  volto sereno.

Eri uscita di scena come sempre avevi detto di voler uscire, era questa la preghiera che da sempre rivolgevi al Buon Dio e, alla fine, sei riuscita a farti ascoltare anche da Lui. Sei partita per il grande viaggio da sola come da sola eri sempre vissuta. 

Mentre ti accompagnavo all’ultima dimora e la mia mente si perdeva in mille ricordi e mille emozioni, realizzai di non avere un maglione con me e, per la prima volta nella mia vita, sotto un caldo sole di un giorno di settembre, sentii veramente freddo.


 


...Pietro