Il Museo

Le ragioni che spingono un uomo a realizzare un museo dedicato ai giocattoli ed ai giochi dei bambini possono essere diverse e di diversa natura.
Nel mio caso, due sono le ragioni di base: la prima è la conseguenza diretta del mio concetto di gioco.
Sono convinto che il gioco, come la vita reale, ma in un quadro determinato in anticipo, riunisce in se i concetti di totalità, di regole , di libertà.
Nel gioco, le diverse combinazioni, sono altrettanti modelli di vita reale, sociale e personale; esso tende a sostituire un certo ordine all'anomalia dei rapporti e fa progredire dallo stato di natura a quello di cultura, dallo spontaneo al voluto.
La seconda ragione è da imputare al verificarsi di un triste evento che venne a modificare e a sconvolgere la sfera degli affetti familiari e della solidità economica: la scomparsa improvvisa e prematura di mio padre.

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In quell'istante la vita mia e dei miei fratelli cambiò radicalmente. Mamma, donna dal carattere forte e dalla dignità non comune, ci spiegò che per noi si preparavano anni duri caratterizzati da due imperativi : austerità e parsimonia!
Al bando le spese voluttuarie ed oculatezza in quelle irrinunciabili. Io ero molto piccolo, ma capii che non avrei più avuto nuovi giocattoli e che , peggio ancora, non avrei dovuto chiederne. Imparai presto ad essere autosufficiente e a non sperare nell'aiuto degli altri.
Capii che, se desideravo qualcosa dovevo darmi da fare; capii che i grandi o perché distratti o peggio perché egoisti, non avrebbero mai capito i miei problemi e mai mi avrebbero aiutato.

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Provai cosa prova un bambino quando non può mostrare i suoi giocattoli agli altri bambini; io non avevo nulla da mostrare; i miei giocattoli erano i sogni e la fantasia.

Imparai presto a costruire barchette di sughero, fionde, trottole, aquiloni, monopattini; imparai a rifugiarmi sul "Pianeta del Piccolo Principe" dove il sogno,la fantasia e l'irrealtà erano quotidianità e regola.

Lì potevo estraniarmi da una realtà  dolorosa e da una umanità che non accettavo e non condividevo.

Tutto questo maturò in me la convinzione che, da grande, avrei realizzato qualcosa che consentisse ad altri bambini di essere LIBERI di sognare e di volare sulle ali della fantasia.

Forse influì moltissimo in questo mio proposito, la mia natura di inquieto ed insoddisfatto bambino-uomo; è nei giocattoli e nelle bambole antiche che io ritrovo l'identità perduta idealizzata e ricavata dalla società romantica che ha prodotto quegli oggetti, indispensabili alla   "crescita" del bambino rimasto in me.    

Cominciai così il recupero, spesso affannoso, di una grande  quantità di oggetti creati per il trastullo dei più piccini e destinati, dopo il restauro, allo studio ed alla conservazione perché i bambini del futuro non ne smarrissero testimonianza e memoria . 

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